il tempo delle api...

Cosa c’entrano le Api con la magia?

C’è uno spettacolo nascosto nel silenzio di un alveare, non un rumore, ma un movimento.

E al centro di questo codice, pulsante e perfetto, c’è il Triskele e un numero che da sempre affascina matematici, filosofi e naturalisti: l’8 .

L’Alveare stesso è un Triskele vivente

Il Triskele (o Triskelion) è un simbolo antichissimo di movimento perpetuo, evoluzione e cicli. Le sue tre spirali protese raccontano un ritmo ternario che governa ogni cosa: Vita, Morte, Rinascita. Corpo, Mente, Spirito. Passato, Presente, Futuro.

Il messaggio è potente: la vera evoluzione non è una linea retta, ma un movimento a spirale. Come l’ape, ci allontaniamo per raccogliere esperienza, torniamo alla nostra essenza per integrarla, e ci trasformiamo, ciclo dopo ciclo, in una versione più ricca e “dolce” di noi stessi.

Un organismo unico composto da tre regni indivisibili: Regina (spirito/guida), Operaie (azione/comunità), Fuchi (potenziale/fecondità).

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La Spirale del Ritorno (La Danza):

Quando un’ape esploratrice trova una fonte abbondante di nettare, torna all’alveare con una mappa.

Sul favo verticale, al buio, inizia a tracciare figure. Le compagne, con le antenne tese, ne percepiscono le vibrazioni e la seguono.

Se la risorsa è vicina (meno di 100 metri), l’ape esegue la danza circolare: un girotondo semplice, che indica “c’è cibo qui intorno, esci e cerca”.

Ma se il nettare è lontano – e qui arriva la magia – la danza cambia. Diventa danza dell’addome o danza a 8.

L’ape traccia un otto rovesciato, un simbolo di infinito, composto da due cerchi che si toccono in un punto centrale. E in questo movimento, nel vibrante passaggio dritto tra i due anelli, è racchiusa l’informazione più preziosa: direzione e distanza.

È il numero del ritorno, dell’equilibrio, dell’armonia ciclica. Nell’alveare, l’ape danzatrice ripete la figura decine di volte, e ogni otto racconta qualcosa.

  • Nel tratto rettilineo centrale, l’ape vibra l’addome mentre si muove verso l’alto: questo indica la direzione rispetto al sole. L’angolo che forma rispetto alla verticale del favo corrisponde all’angolo tra la direzione del cibo e la posizione del sole nel cielo.
  • La durata di questo tratto (e la frequenza degli scodinzolii) dice la distanza: più lungo è l’otto, più lontana è la risorsa.

In pratica, l’ape traduce un vettore del mondo reale in una figura geometrica di pura sintesi. L’otto diventa così il ponte tra il volo e il favo, tra lo spazio aperto e la società chiusa dell’alveare.

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Se guardiamo più da vicino l’addome dell’ape, scopriamo un’altra sorpresa: è composto da otto segmenti visibili (sette tergiti e uno sternite in realtà, ma il numero otto ricorre anche nelle zampe posteriori, nei gangli nervosi, nella struttura dell’occhio composto).

La natura non ama il caso: l’otto sembra scritto nel corpo stesso di questo insetto.

E chissà che non sia proprio questa simmetria interna a permettergli di “pensare” la danza: un movimento che è, al tempo stesso, istinto e intelligenza, rigidità genetica e flessibilità ambientale.

La Spirale della Trasmutazione (L’Alveare):

 Dentro l’oscurità sacra dei favi esagonali, l’essenza viene trasformata in miele. È il passato che diventa nutrimento, la fase alchemica interiore, la gestazione del risultato.

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Oggi sappiamo anche che le api non sono macchine danzanti perfette: sbagliano, correggono, imparano. La danza a 8 è viva, mutevole, adattiva.

E in un’epoca in cui gli alveari sono minacciati da pesticidi, cambiamenti climatici e perdita di biodiversità, questa danza sta diventando più difficile da eseguire. Meno fiori, più distanze, meno sincronia con il sole.

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